
Opinioni
Ogni anno, quando arriva il 3 dicembre, si celebra la Giornata Internazionale delle persone con disabilità. Non è una festa, ma un potente promemoria: l'inclusione non è un gesto di carità, ma un preciso dovere, un diritto sancito dall'ONU.
È il giorno in cui si guarda ogni comunità e le si chiede: stai costruendo ponti o innalzando muri?
E proprio a Bibbiena questo interrogativo risuona con una nota amara, trasformandosi in un vero e proprio paradosso.
Potremmo dire, parafrasando Pietro Nenni, che inclusione significa "non lasciare indietro nessuno”: ma ad oggi pure il concetto di inclusione, con le nuove disposizioni normative in materia di disabilità, secondo noi è diventato superato.
Siamo fermamente convinti che lo status di “incluso” non deve appartenere all’individuo, ma inclusivo deve essere l’ambiente in cui è inserito, che deve essere strutturalmente progettato per aprirsi alle varie soggettività, valorizzandone le differenze.
Eppure, a Bibbiena di tutto questo non c’è traccia.
Il cuore del problema è la chiusura, per oltre un anno e mezzo, di un servizio vitale: il Centro Diurno "Isola che non c'è".
Un Centro Diurno non è solo un luogo di attività. Rappresenta per le persone che lo frequentano la possibilità di trovare stimoli, socializzazione e, soprattutto, l'opportunità di sentirsi parte della comunità. Ma è anche indispensabile per le loro famiglie e i caregiver, che solo grazie a quel servizio possono lavorare, sbrigare impegni e semplicemente condurre una vita sociale, esercitando i propri diritti fondamentali.
La sua assenza prolungata ha provocato, di fatto, l’esclusione di una parte della comunità dalla vita sociale della comunità stessa.
In questo lungo periodo di crisi, un ringraziamento speciale va agli operatori della Cooperativa Koinè. Nonostante il servizio si sia ridotto a poche giornate esterne – inevitabilmente insufficienti rispetto al bisogno quotidiano – questi professionisti hanno affrontato un carico di responsabilità aumentato e notevoli difficoltà logistiche. Hanno continuato a operare in un contesto di precarietà, dimostrando dedizione e flessibilità per mantenere vivo un filo, per quanto sottile, tra i ragazzi e il resto della comunità.
Ricordiamo, per chi si fosse perso le puntate precedenti, che il problema sta a monte: la scelta dell'immobile in zona Stazione (l'ex Tuttosicurezza), privo di aree verdi e affacciato su una strada trafficata, si è rivelata tecnicamente inadeguata, come attestato da un verbale della commissione multidisciplinare, oltre ad altre problematiche interne ai locali, che dovrebbero a questo punto peró essere risolte. Un grave fallimento nella valutazione preliminare.
La mancata apertura ha comportato, tra le conseguenze dirette, la non-spesa di circa 24.000 euro che sarebbero stati destinati al canone di locazione in un anno. La questione cruciale è che l'Amministrazione non abbia parallelamente investito in soluzioni temporanee più consistenti per garantire la continuità assistenziale, preferendo la non-azione.
Uno schema che vediamo ripetersi del resto in molte occasioni, quasi nell’attesa che i problemi vadano a risolversi da soli, o vengano dimenticati.
Di fronte a un errore così lampante, la politica locale ha cercato rifugio dietro la "responsabilità tecnica", arrivando persino a definire il Centro Diurno come un servizio "non obbligatorio" per il Comune.
Ma è proprio qui che si misura la vera statura di una classe dirigente. Un servizio a sostegno della fragilità, che è stato ripreso in carico dall'Amministrazione stessa, diventa un dovere morale e politico inderogabile. Non è nell'obbligatorio, ma nella gestione del non-obbligatorio, che si manifesta la vera volontà di prendersi cura della propria comunità.
La Giornata della Disabilità 2025 ci ricorda che i progressi sociali non si misurano in atti isolati o in celebrazioni, ma nella continuità e nella qualità dei servizi essenziali per chi è più fragile.
Nonostante la lunga ombra di questa crisi, è cruciale guardare avanti. Nonostante la sede rimanga quella criticata e con problematiche note, le ultime informazioni indicano che l'iter burocratico sta procedendo. Questo ci fa ben sperare.
Confidiamo che l'Amministrazione abbia compreso l'urgenza etica di questa situazione e che, dopo oltre un anno e mezzo di ritardo, l'apertura del Centro Diurno sia ormai imminente. La comunità attende, con l'ansia ma anche con la speranza, di poter presto riabbracciare la sua "Isola che non c'è" e di vedere ristabilito un diritto fondamentale, dando finalmente un segnale concreto di progresso sociale.
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