
Opinioni
Già a Luglio 2025, in Consiglio comunale, avevamo chiesto spiegazioni sul perché il cantiere del nuovo asilo nido di Piazza Avis fosse sostanzialmente fermo. La risposta della maggioranza era stata rassicurante: i lavori risultavano sospesi perché era in corso di approvazione una variante al progetto.
Questa fu di fatto l’esatta risposta dell’Assessore Caporali, che riportiamo pari pari dal verbale del Consiglio: “L'unica criticità che presenta quel lavoro è che dobbiamo predisporre una variante, una variante corposa che deve essere sottoposta al Ministero, abbiamo dei dati che il Ministero risponde in sei mesi, su progettazioni analoghe; quindi, abbiamo per forza di cose, dovuto interrompere, fermare il cantiere, in comune accordo con la ditta che ha in appalto il lavoro, in attesa appunto della variante, dell'approvazione della stessa, al Ministero, tutto qua. Quindi, questa è la criticità”
Oggi, a distanza di tempo, il quadro che emerge appare molto più complesso e merita attenzione, soprattutto da parte di chi ha sempre indicato questo intervento come strategico per Bibbiena.
A Novembre 2025 la Giunta ha effettivamente approvato la variante in corso d’opera, eppure lo stato dei lavori è sotto gli occhi di tutti: a oggi risultano realizzate le fondazioni, la struttura portante e il tetto. Mancano ancora le pareti esterne e una parte consistente delle opere necessarie a rendere l’edificio effettivamente utilizzabile. E il cantiere continua a essere fermo.
Nel frattempo, il 13 gennaio 2026 viene avviato formalmente il procedimento di risoluzione contrattuale, con la trasmissione dell’atto “Inadempimento dell’appaltatore e proposta di risoluzione contrattuale”.
Nelle due settimane successive si sviluppa l’intero iter amministrativo che porta alla risoluzione per inadempimento dell’impresa: un passaggio necessario, che certifica però la rottura del rapporto con l’esecutore e apre una fase complessa e ad alto rischio per il completamento dell’opera.
Il nuovo asilo nido è finanziato con fondi PNRR. Questo comporta una scadenza precisa e non prorogabile: i lavori devono concludersi entro il 30 giugno 2026.
A meno di cinque mesi da quella data, ci troviamo quindi di fronte a uno scenario in cui il cantiere è visibilmente lontano dal completamento e il rapporto con l’impresa esecutrice risulta ormai interrotto.
È quindi legittimo chiedersi cosa succederà ora, con quali tempi, con quali strumenti e soprattutto con quali garanzie di riuscire a rispettare le scadenze imposte dal PNRR.
Su questo punto è necessario essere chiari: senza fare allarmismi, ma senza neppure minimizzare. Il mancato rispetto dei tempi PNRR può comportare conseguenze molto pesanti per il Comune, dalla riduzione del finanziamento fino alla sua revoca, con l’obbligo di coprire le spese già sostenute con risorse comunali. Un rischio che ricadrebbe sull’intera comunità.
Desta quindi preoccupazione il fatto che una situazione così delicata emerga in modo esplicito solo ora, quando il margine di manovra è ormai fortemente ridotto.
È vero che si discute dell’ipotesi di una possibile proroga delle scadenze PNRR, dato l’enorme ritardo che il nostro Paese ha nell’attuazione dei vari programmi finanziati. Tuttavia, allo stato attuale, si tratta esclusivamente di un’ipotesi politica e non di una decisione formalizzata. Non esiste oggi alcun atto che consenta agli enti locali di programmare interventi e tempi sulla base di una proroga futura.
Per questo motivo, ogni valutazione responsabile deve necessariamente basarsi sulle scadenze oggi vigenti, e non su eventualità che, se anche dovessero concretizzarsi, non sono né certe né nei tempi né nelle modalità.
In questo contesto assume un peso preciso una scelta compiuta a monte: l’aggiudicazione dell’appalto con il criterio del massimo ribasso. Non si tratta di un dettaglio neutro. Da anni ANAC e numerosi organismi tecnici mettono in guardia dall’uso sistematico di questo criterio, soprattutto per opere complesse e con tempi stringenti, perché può favorire offerte difficilmente sostenibili e aumentare il rischio di rallentamenti, contenziosi e inadempienze.
Alla luce di quanto sta accadendo, è una riflessione che oggi appare tutt’altro che teorica.
C’è poi un ulteriore elemento che riguarda la vita quotidiana di Bibbiena Stazione. La zona dove sorge il cantiere del nuovo asilo vive da tempo una fase complessa. Nonostante i proclami dell’Amministrazione a seguito delle nostre interrogazioni, è evidente come i progetti di rigenerazione urbana annunciati appaiono al momento solo palliativi, incapaci di nascondere una situazione di microcriminalità ormai evidente. Un cantiere aperto ma fermo da mesi, in condizioni sempre più simili a uno stato di abbandono, non contribuisce a migliorare la percezione di sicurezza, ordine e cura del territorio.
Nei prossimi giorni questo tema sarà affrontato in Consiglio comunale. Riteniamo doveroso che i cittadini siano consapevoli delle criticità che stanno emergendo attorno a un’opera importante, finanziata con risorse europee e destinata alle famiglie di Bibbiena.
Per ora restano soprattutto le domande. Ci auguriamo che nel prossimo Consiglio comunale arrivino risposte chiare, fondate su atti e tempi certi, non su annunci o rappresentazioni rassicuranti.


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