Consiglio

Rigenerazione urbana incompiuta: a Bibbiena Stazione i giovani restano senza spazi

Rigenerare un quartiere, una località o un paese, non significa solo rifare l’asfalto, sistemare un parco o costruire nuovi edifici. Significa creare le condizioni perché uno spazio urbano torni a essere vivo, sicuro, attraversato da relazioni positive e opportunità per chi ci vive. Vuol dire intervenire non solo sulle strutture, ma anche e soprattutto sulla comunità, costruendo presìdi educativi, sociali e culturali che restituiscano centralità alle persone.

A Bibbiena Stazione, negli ultimi anni, sono stati realizzati interventi importanti che indubbiamente riconosciamo: la riqualificazione del parco del centro sociale, gli interventi sul centro sociale stesso, la maggiore illuminazione di alcune aree, il costruendo nuovo asilo nido. Tutto utile, certo. Ma questo è sufficiente per definire questi interventi come “una delle più importanti operazioni di rigenerazione urbana e sociale realizzate negli ultimi anni in Casentino”?

Chi vive e lavora nella zona sa bene che questo non basta. Perché un asilo nido, che ad oggi non è altro che l’ennesimo cantiere fermo a causa di una variante in corso d’opera e senza data certa di conclusione, non risolve il problema più urgente: la totale assenza di spazi stabili, gratuiti e sicuri per adolescenti e preadolescenti.

Un vuoto che pesa anche sulla sicurezza

Gli interventi urbanistici, da soli, non possono affrontare le cause profonde del malessere sociale. Oggi a Bibbiena Stazione i ragazzi tra gli 11 e i 18 anni non hanno un luogo pensato per loro, dove incontrarsi, fare attività, crescere in un contesto protetto e stimolante. I centri sociali esistenti sono orientati a un pubblico adulto, mentre gli spazi informali – piazze, panchine, parcheggi – diventano i soli punti di aggregazione per i giovani, con tutti i rischi che questo comporta.

Ed è proprio in questi spazi che si concentrano fenomeni che i cittadini ci segnalano da tempo: comportamenti intimidatori, episodi di degrado, attività illecite di vario genere. Non sempre, purtroppo, ci sono denunce formali, ma il senso di insicurezza è reale e diffuso.
Un “problema” che si estende da qualche tempo anche al centro storico, dove i cantieri come ad esempio quello delle scuole medie - in stato di abbandono e senza adeguata sicurezza - sono i  nuovi luoghi di incontro e, talvolta, scontro.
Situazioni del resto sui cui, oltre che con i cittadini, il nostro gruppo consiliare si è più volte confrontato su queste criticità anche con il Capitano dei Carabinieri, nell’ambito di un dialogo costante con le forze dell’ordine. 

Del resto, lo stesso vicesindaco Caporali, in Consiglio comunale, ha definito determinate aree di Bibbiena Stazione come "particolari” durante la discussione sulle casine dell’acqua, giustificando così la scelta di non riattivare quella lì presente insieme alle altre, per procedere poi in una fase successiva a spostarne la localizzazione. Una dichiarazione che conferma, di fatto, che il problema esiste e viene riconosciuto. Quindi quali azioni si andranno a intraprendere?

La nostra interrogazione e una risposta che non risponde

Con l’interrogazione presentata lo scorso giugno abbiamo chiesto all’Amministrazione di affrontare queste criticità con un piano organico e multidisciplinare: spazi educativi e ludici per i giovani, rafforzamento del presidio della Polizia Municipale nei punti sensibili, potenziamento della videosorveglianza.
La risposta ricevuta ha scelto di definire la nostra analisi “fuorviante e allarmistica”, elencando lavori e opere già realizzate, senza entrare nel merito delle richieste.
Sul fronte sicurezza, si è parlato di un tavolo di coordinamento con le forze dell’ordine, ma senza chiarire se ci sarà più personale in strada. Sulla videosorveglianza, un generico “progetto in definizione” senza tempi, priorità o risorse indicate.

- clicca qui per scaricare e leggere la nostra interrogazione

- qui per scaricare la risposta ricevuta

Rigenerare significa investire nelle persone

Noi crediamo che senza un presidio educativo per i giovani, la rigenerazione urbana di Bibbiena Stazione resterà incompiuta. Le opere pubbliche sono fondamentali, ma devono andare di pari passo con servizi e progetti capaci di dare vita ai luoghi e sicurezza a chi li vive.
Non si tratta di creare allarmismi, ma di riconoscere una realtà: esiste un malessere sociale diffuso, esistono famiglie che si sentono sole di fronte a certi fenomeni, esistono ragazzi che crescono senza alternative.

Negare un problema, purtroppo, non lo risolve. E se davvero vogliamo costruire una comunità coesa, sicura e solidale, dobbiamo partire dal riconoscimento delle fragilità e non dalla loro rimozione. Le opere pubbliche servono, ma non bastano. Senza un investimento sulle relazioni, sull’educazione, sulla prossimità sociale, la rigenerazione rischia di essere solo di facciata.

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