
Opinioni
Guardando il progetto approvato dall’Amministrazione per l’area dell’ex-Lanificio a Soci, balza subito all’occhio una scelta concettuale e urbanistica ormai superata: la totale assenza di aiuole, alberature o strisce di verde all’interno dello spazio centrale destinato agli stalli e alle corsie di manovra. Il verde è stato relegato unicamente al dislivello perimetrale che già contorna l’area a nord e ovest.
L’intenzione progettuale è fin troppo chiara: occupare ogni metro quadrato unicamente per la funzione di sosta veicolare. Certo, riordinare e riqualificare un’area inghiaiata era opportuno, ma si poteva e si doveva prevedere un intervento ben diverso, in grado di impattare meno sul contesto urbano e sulla vivibilità del centro paese.
Mettendo a confronto la ricostruzione del progetto comunale con la nostra alternativa, ovvero un parcheggio con verde drenante, la differenza appare evidente. Da una parte c'è l’impostazione dell’Amministrazione, che prevede un’unica distesa asfaltata destinata ad accumulare calore nei mesi estivi, priva di riparo dal sole per le vetture e impattante sul reticolo di drenaggio urbano. Dall'altra parte c'è la nostra proposta, basata su una pavimentazione drenante con autobloccanti grigliati ed erba, integrata da alberature centrali e piccoli inserti di verde tra gli stalli.
Inserire la vegetazione all'interno dell'area non era solo una scelta estetica, ma una misura necessaria per la mitigazione della temperatura e per garantire una vera transizione verso le direttive europee e nazionali sull'adattamento ai cambiamenti climatici.
È vero, un parcheggio in verde drenante costa il 20-40% in più all'inizio rispetto a uno in asfalto tradizionale. Sebbene quest’ultimo sia inizialmente più economico, il verde drenante offre però vantaggi a lungo termine: riduce il surriscaldamento estivo e aiuta a prevenire gli allagamenti. Richiede inoltre una manutenzione strutturale meno costosa e meno frequente, poiché i moduli flessibili evitano la formazione di crepe e buche tipiche dell'asfalto e possono essere riparati localmente senza demolizioni.

A questa impostazione discutibile si aggiunge il problema delle tempistiche. Il contratto d'appalto prevedeva un termine esecutivo di novantuno giorni naturali e consecutivi per la conclusione delle opere, stabilendo la scadenza entro la data del sette ottobre. A settembre la ditta ha richiesto la sospensione del cantiere, non conosciamo a oggi gli esiti della richiesta e i nuovi termini di scadenza…
Ci ritroviamo quindi di fronte all'ennesimo cantiere che supera i termini previsti senza essere stato completato, a scapito dei cittadini e dei commercianti di Soci.
Questo intervento non è un episodio isolato, ma riflette un’idea di sviluppo urbano ormai anacronistica. Soci ha già vissuto sulla propria pelle la perdita degli alberi che storicamente caratterizzavano la sua piazza principale, rimpiazzati da scelte che privilegiano le colate di cemento e asfalto rispetto alla qualità ambientale degli spazi pubblici. Ripetere lo stesso schema nell'area dell'ex-Lanificio significa dimostrare una totale assenza di lungimiranza verso le sfide climatiche e la vivibilità dei nostri paesi. Progettare il futuro di una comunità non vuol dire riempire ogni vuoto di bitume e inseguire scadenze che puntualmente slittano, ma avere il coraggio di restituire ai cittadini spazi urbani moderni, capaci di coniugare i servizi con il rispetto del verde e dell'ambiente.


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